I fattori chiave di domani (che conviene valutare oggi)

• Sta prendendo forma uno scenario politico-economico sensibilmente diverso da quello degli anni recenti che avrà un’inevitabile riflesso sui mercati finanziari


• Avranno un peso rilevante fattori di natura diversa: recupero dell’economia mondiale post pandemia superiore alle migliori attese; mercato del lavoro rimodellato dalla digital transformation; tensioni geopolitiche; forza espansiva (rispetto al passato) dei diversi settori economici; prezzi delle commodities; modo in cui i governi interpreteranno il ritorno al ruolo di protagonisti nell’allocazione del capitale


• E’ plausibile che l’espansione della politica monetaria prenda un’altra direzione, per esempio attraverso un tapering degli acquisti delle banche centrali


• Le quotazioni dei mercati scontano sia il pieno recupero in corso nel settore manifatturiero sia il più roseo degli scenari per i settori fin qui ancora limitati dalla pandemia. Un ulteriore rialzo delle quotazioni potrà verificarsi solo in presenza di performance stupefacenti dell’economia o le riaperture delle attività possibili nella migliore delle ipotesi



Con l’avvicinarsi dell’uscita dall’emergenza sanitaria stanno manifestandosi tendenze che, considerate in una prospettiva di più lungo termine, configurano uno scenario sensibilmente diverso da quello degli anni recenti. Vediamo che cosa sta accadendo e perché.


Il primo fattore è economico e riguarda il mercato del lavoro, quello americano in particolare. Nei primi tre mesi del 2021 il prodotto interno lordo degli Stati Uniti ha eguagliato quello del primo trimestre 2020: circa 1,9 trilioni di dollari. Con una differenza sostanziale: è stato conseguito con dieci milioni di lavoratori in meno. Si dirà che negli Stati Uniti, come altrove, gli effetti del Covid sull’economia hanno iniziato a manifestarsi grosso modo da fine febbraio. Vero, ma questa precisazione non toglie nulla alla tendenza innescata dalla pandemia. Che è chiara e destinata a durare: durante il lockdown, con l’accelerazione della digital transformation, le imprese hanno scoperto che possono fare a meno di molta forza lavoro. Riassorbirla richiederà tempi lunghi perché non basterà la ripresa del ciclo economico (già iniziata) ma un percorso di riqualificazione professionale (che, infatti, è una delle principali voci di spesa del Presidente Biden). La Federal Reserve (Fed) si è impegnata a proseguire una politica monetaria espansiva fino a quando non si ritornerà alla piena occupazione che, tuttavia, nell’economia post pandemica del XXI secolo sembra destinata a diventare un concetto accademico più che un’effettiva possibilità. Di qui un’anomalia dell’attuale situazione: economia in forte crescita e prospettiva di una lunga politica accomodante della Fed.


Il secondo fattore è il riemergere delle tensioni geopolitiche. La presidenza Trump è stata segnata da una politica neo isolazionista tutta concentrata sulle questioni economiche nazionali e gli Stati Uniti hanno smesso d’interpretare lo storico ruolo di gendarme, o quanto meno sono stati meno attivi, da cui la diffusa percezione di una minore importanza delle tensioni geopolitiche globali. I primi segnali della presidenza Biden indicano un diverso orientamento mentre la prossima fine dell’emergenza sanitaria ha ridato forza a conflitti regionali con un potenziale impatto globale (Cina-Taiwan, Russia-Ucraina, Israele-Palestina).


Un terzo fattore, ma sarebbe parlare d’incognita, è che la crescita dell’economia sembra biforcata: i settori manifatturieri viaggiano a gonfie vele mentre i servizi, in particolare quelli che implicano un contatto sociale come viaggi, ristorazione e intrattenimento, sono al palo in attesa di sviluppi. Bisognerà ora valutare la direzione dei diversi settori economici e il relativo contributo alla generazione della ricchezza di domani, perché la pandemia ha inciso in maniera diseguale e ridisegnato le prospettive. I settori manifatturieri hanno ripreso forza ma bisognerà capire quali imprese sapranno meglio reggere la pressione competitiva incrementata dall’efficientismo di matrice digitale, ormai paradigma dominante. Nei servizi, a cominciare da viaggi e turismo e relativo indotto, il calendario delle riaperture è incerto e questo si riflette in vari gradi nel corso dei titoli.


Un’altra fonte di novità e interrogativi arriva dalla quotazione delle commodities. Le previsioni sulla ripresa dell’economia globale e l’andamento delle quotazioni sembrano segnalare che l’inizio di un nuovo ciclo di crescita che, nel lungo periodo, alimenterà l’inflazione. La tendenza al rialzo, intanto, impatterà sui margini tendendo a ridurli fino a quando le imprese non riusciranno a trasferire gli aumenti sull’utilizzatore finale (con una potenziale spinta inflattiva).


C’è un ultimo fattore d’incertezza che alimenta le previsioni di un futuro diverso dal recente passato. La necessità di risposte sistemiche agli effetti sociali della pandemia ha determinato il ritorno al protagonismo degli Stati nella allocazione delle risorse. Saranno i governi a decidere a che cosa destinare le ingenti risorse dei piani Biden e Next Generation EU impedendo, temporaneamente, il naturale ruolo del mercato. Se si accetta quello che negli anni recenti è diventato un assioma (l’efficienza del mercato), questo neo statalismo aumenta il rischio di una distribuzione inefficiente, con relative ricadute inflazionistiche, per esempio verso settori che non ne hanno bisogno o non le meritano.


Quale sarà l’impatto sui mercati finanziari di queste nuove tendenze? Stiamo entrando in una nuova fase e rispondere dettando una linea è azzardato. Qualcosa, però, si può dire. E’ anzitutto plausibile ipotizzare, considerando l’intensità della ripresa dell’economia (alla fine del 2022 quella americana e quella globale sono attese in crescita, rispetto a oggi, rispettivamente del 12% e del 6%) che si diffonda la convinzione di una politica monetaria meno emergenziale ed espansiva. E’ inoltre plausibile che le banche centrali considerino l’opzione tapering. Va rilevato, infine, che le quotazioni dei mercati sembrano già scontare la crescita innescata dalla fine dell’emergenza sanitaria e che un ulteriore rialzo delle quotazioni potrà verificarsi solo in presenza di continue sorprese positive degli utili aziendali. Concentrarsi su idee d’investimento specifiche e mantenere una certa quantità di cassa per investimenti futuri sembra essere cosa buona e giusta.




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